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Tutela delle Competenze degli Ingegneri

Lo scorso 6 giugno l'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma ha inviato una richiesta al CNI -Consiglio Nazionale degli Ingegneri-, a tutti gli Ordini territoriali degli Ingegneri, a tutte le Federazioni e Consulte, per denunciare il testo del “Disegno di Legge per una Legge sull'Architettura”, che circola in rete da diverse settimane e che sarà presentato il prossimo 7 luglio durante l'VIII Congresso Nazionale degli Architetti PCC, in quanto lesivo delle competenze degli ingegneri. Infatti, il documento che sarebbe stato predisposto dal CNA- Consiglio Nazionale Architetti, pur richiamando l'art.52 del R.D. Del 23.10.1925 n. 2357 secondo cui “formano oggetto tanto della professione dell'ingegnere quanto di quella dell'architetto le opere di edilizia civile, nonché i rilievi geometrici e le operazioni di estimo ad esse relative”, all'articolo 4 tende a riservare in via esclusiva le competenze dell'architetto a tutte le attività del processo civile di trasformazione degli edifici storici vincolati e monumentali, e non già la sola attività di restauro artistico ed architettonico. La proposta del ddl vuole assimilare agli edifici storici, anche quelli che, pur non avendo alcuna “dichiarazione di interesse culturale” ai sensi dell'articolo 13 del DL 22.01.2004 n. 42, sono semplicemente inseriti nei tessuti definiti storici dai piani territoriali. Questo comporterebbe che qualsiasi intervento di ambito civile sarebbe a competenza esclusiva degli architetti, escludendo gli ingegneri.

All'appello dell'Ordine di Roma, ha risposto il CNI sottolineando che, come è avvenuto in passato, contrasterà ogni iniziativa di legge tesa a ledere le competenze della categoria. E che ciò avverrà anche in questo caso, ove la proposta, che ad oggi sembrerebbe essere in bozza di documento di principi e non di articolato, si avviasse nella direzione di un cammino parlamentare.

Ma la preoccupazione scaturita dall'argomento è tanta, visto che sono tante le indiscrezioni secondo cui sarebbe pronto anche l'articolato. Sono numerosi gli Ordini, le Consulte e le Federazioni che si stanno unendo a Roma, per chiedere al CNI massima allerta sul tema. Tra questi l'Ordine degli Ingegneri di Catania, l'Ordine degli Ingegneri dell'Aquila, l'Ordine degli Ingegneri di Messina, l'Ordine degli Ingegneri di Isernia, l'Ordine degli Ingegneri di Bari, la Consulta degli Ordini della Lombardia, la Federazione dell'Umbria.

E' pensiero comune che nel disegno di legge, il CNA abbia dato una visione distorta della sentenza del Consiglio di Stato numero 21 del 09/01/2014, affermando che tale sentenza ha “escluso definitivamente gli ingegneri dal conferimento di incarichi professionali afferenti la direzione lavori da eseguirsi su immobili di interesse storico-artistico, di competenza in via esclusiva degli architetti”. In realtà il Consiglio di Stato ha sancito, richiamando una precedente sentenza (Cds 5239/2006), che “Per quanto riguarda, in primo luogo, la delimitazione dell’ambito oggettivo della richiamata, parziale riserva, la giurisprudenza di questo Consiglio ha condivisibilmente osservato che, ai sensi dell’articolo 52, cit., non la totalità degli interventi concernenti gli immobili di interesse storico e artistico deve essere affidata alla specifica professionalità dell’architetto, ma solo “le parti di intervento di edilizia civile che riguardino scelte culturali connesse alla maggiore preparazione accademica conseguita dagli architetti nell’ambito del restauro e risanamento degli immobili di interesse storico e artistico”, restando invece nella competenza dell’ingegnere civile la cd. parte tecnica, ossia “le attività progettuali e di direzione dei lavori che riguardano l’edilizia civile vera e propria (…)

Inoltre, come è stato più volte dimostrato durante le ricostruzioni, anche private, di numerosi centri storici a seguito degli eventi sismici, che hanno colpito negli ultimi anni il centro Italia, la professionalità degli ingegneri è elevatissima, riuscendo a raggiungere livelli di eccellenza. Tentativi da parte del CNA di creare nuovi territori riservati solo agli architetti, appare del tutto fuori luogo e avrebbe come unico impatto l’impossibilità di preservare nel tempo il patrimonio storico, artistico ed architettonico italiano.

Di fronte a questo scenario non si può restar fermi! Il CNI, tutti gli Ordini Territoriali e la Rete delle Professioni Tecniche, devono essere compatti di fronte questa vicenda, perseguendo azioni comuni e unitarie, perché la perdita di competenze rappresenterebbe un vero danno per la categoria con l'eliminazione di importanti aree lavorative e una “caduta verso il basso” della qualità delle prestazioni.

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